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Crisi Russia-Ucraina, una stupefacente opera d’arte militare moderna

di Cesare Taddei



E se tutta la narrativa tessuta intorno al conflitto ucraino fosse in realtà l’ennesima grande bugia dell’Occidente per coprire la propria incapacità di gestire le relazioni internazionali?


Facciamo un passo indietro e proviamo a osservare da un punto di vista puramente militare, tattico, quanto accaduto, gli scenari che si prospettano e le reali intenzioni dei protagonisti coinvolti. È il 24 febbraio 2022, le truppe russe posizionate da settimane al confine con l’Ucraina (circa 190.000 unità) ricevono ordine diretto dallo Stato Maggiore di iniziare i movimenti e oltrepassare la frontiera. Sembra una classica azione offensiva ma manca un particolare fondamentale: la logistica è completamente assente. Ciò infatti aveva tratto in inganno settimane prima tutti gli esperti occidentali che proprio per questo motivo non ritenevano quelle unità in attesa un reale pericolo ma una provocazione ed escludevano a priori un attacco. Tuttavia la base di qualsiasi manovra militare che sia un’esercitazione o un’offensiva non può mai iniziare senza la logistica che comprenda tutto il necessario per permettere ai militari di vivere, muoversi e combattere nelle migliori condizioni di efficienza possibili. Si tratta nello specifico di: ospedali da campo, trasporto mezzi, munizioni, vettovagliamento, carburante, impianti elettrici, stufe a diesel per il riscaldamento ecc. Niente di tutto ciò. L’unico appoggio, l’artiglieria pesante di marca sovietica, vecchia sì ma ancora affidabile ed efficace grazie ai 2S5 Giatsint-S e il 2S7 Pion rispettivamente da 152 mm e 203 mm con una gittata che varia dai 33 km per il primo ai 47 km per il secondo. Al fine di neutralizzare postazioni nemiche a distanza e al riparo per ripulire il terreno, far avanzare la fanteria e prendere posizione. Ma l’obiettivo non è una guerra di conquista. Se così fosse l’Ucraina sarebbe stata polverizzata in poche settimane. La Russia è la seconda potenza militare al mondo, ha a disposizione circa 1.000.000 di soldati effettivi e quasi 6.000 testate nucleari. E allora perché le tempistiche si sono dilatate così tanto?


La strategia si è evoluta progressivamente, la priorità era occupare in fretta i territori russofoni del Donbass, rafforzare gli avamposti e stabilire un corridoio con la Crimea. Consolidate le posizioni, grazie ai droni di fabbricazione iraniana Arash 2, si è concentrata sulla distruzione di sistemi di comunicazione, di difesa aerea, radar NATO e l’isolamento di tutte le zone del paese. Inoltre attraverso l’uso massiccio di missili balistici, artiglieria pesante e raid aerei ha neutralizzato: infrastrutture energetiche e idriche, snodi ferroviari, ponti, caserme, depositi armi e per costringere gli avversari a un conflitto di lunga durata incentrato sul logoramento e preparare la grande offensiva, prevista per la primavera 2023, di 400.000 soldati. Gradualmente sono stati integrati mezzi e armamenti più moderni in base alle esigenze.

Ed entriamo nella fase più delicata.


Nonostante le notizie veicolate dai media italiani di strenua resistenza e gloriose vittorie ucraine la realtà è un’altra, lo stesso Capo di Stato Maggiore americano, il generale Mark Milley interrogato in una recente intervista al Pentagono, ha dichiarato che si tratta nientedimeno di risultati insignificanti e di territori piccoli come ad esempio Kherson e Kharkiv che seppur strategici possono essere facilmente ripresi dai russi. Inoltre buona parte del Paese è senza elettricità e con scarsi approvvigionamenti d’acqua, la popolazione è esausta, affamata e non ha le forze per affrontare l’inverno.


A questo punto facciamo un bilancio, in 9 mesi, secondo il Wall Street Journal, il conflitto è costato alla Russia 66 miliardi di dollari, una cifra ridicola se contiamo che solo il budget annuale della Difesa americana si stima in oltre 50 miliardi annui. Putin ha svuotato le armerie dalle riserve di armamenti sovietici immagazzinati dagli anni 70’ e schierato coscritti 18enni con scarso addestramento e mal equipaggiati pertanto “sacrificabili”. Con il minimo sforzo bellico ed economico è riuscito a ottenere posizioni strategiche, interi territori in cui sta facendo una massiccia campagna di propaganda e russificazione, destabilizzare gli equilibri geopolitici in Europa, gettare l’Ucraina nella povertà assoluta e nel caos ma soprattutto ha messo in discussione l’influenza della NATO nel continente. E mentre l’industria bellica russa è a pieno ritmo si apre un enorme problema per il nemico ucraino. In base a un servizio della CNN del 17 novembre gli Stati Uniti si sono accorti adesso che la crisi durerà per molto tempo e a breve non saranno più in grado di fornire munizioni di fascia alta senza mettere a rischio la propria riserva strategica nazionale. La produzione di armi su scala industriale infatti viene attivata solo in caso di conflitti di lunga durata.


Come la maggior parte dei Paesi (a differenza di Russia e Cina), detiene uno stock minimo di armi sufficiente a iniziare le prime fasi dello scontro per mettere in moto successivamente la macchina bellica. Tuttavia a causa del gettito ininterrotto di finanziamenti e armi, impossibile da quantificare e tracciare (la maggior parte degli armamenti peraltro è finita in vendita sul mercato nero a organizzazioni malavitose come da recente inchiesta dell’Interpol pubblicata a luglio dal Times) il Segretario alla Difesa Lloyd Austin e il Capo di Stato Maggiore, hanno annunciato di aver raggiunto la soglia minima di stoccaggio e la difficoltà di rispondere all’incessante domanda ucraina di armamenti, sprecati fino a oggi senza alcun criterio. Il Pentagono ha calcolato che la loro artiglieria ha consumato in 9 mesi 806.000 proiettili da 155 mm senza infliggere pesanti perdite al nemico. Insomma, sparano a cazzo e incessantemente. Interi rifornimenti di missili Raytheon MIM-23 Hawk dilapidati. E qui la strategia di Putin diventa sempre più efficace perché nel momento in cui gli ucraini termineranno le risorse militari e nessun Paese potrà sostenere l’intero costo bellico come in questo momento stanno facendo USA e UE come faranno a superare l’inverno, resistere al gigante russo e vincere la guerra? E Zelensky? Secondo i suoi partners occidentali è diventato scomodo e imprevedibile, perciò pericoloso. Lo ha dimostrato soffiando sul fuoco dello scontro mondiale, bombardando continuamente la centrale di Zaporizhzhia per provocare un disastro nucleare e costringere l’Europa a intervenire e approfittando di recente dell’incidente in Polonia, attribuendo la responsabilità della caduta del missile ai russi, per scatenare un’isteria internazionale (trattandosi di territorio NATO) per poi essere smentito prontamente dagli americani essendo stato un errore delle forze ucraine.


Putin ci sta ricordando che la pace è un concetto molto volubile tant’è vero neanche la parentesi balcanica è stata sufficiente per svegliare gli europei dal torpore del benessere moderno e della finta pace sociale post seconda guerra mondiale. Ma i conflitti, soprattutto armati, sono parte integrante della natura umana.

Historia magistra vitae e oggi le nuove generazioni stanno imparando un’importante lezione: nella vita non esistono certezze.


Straordinario.



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