Destra: Rivoluzionari o reazionari?
- Redazione
- 6 giorni fa
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Di Gilberto Flaccone
”Il fascismo dell’antifascismo”
L’11 marzo, presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano,
si è tenuto il convegno dal titolo: “Gaza: la strage e l’indifferenza”.
L'evento ha ospitato l’intervento di Francesca Albanese (relatrice speciale ONU per la
Palestina), di un esponente di Amnesty International e di una studentessa di Gaza.
Non era prevista alcuna voce di segno diverso, né un contraddittorio, tantomeno un
equilibrio.
Di conseguenza, i convegni a favore della Palestina possono svolgersi senza particolari
esigenze di confronto, mentre quelli a favore di Israele risultano quasi impossibili da
organizzare serenamente.
Ognuno è libero di avere un proprio pensiero riguardo alla questione, ma se l’università
nasce come un luogo aperto ai dibatti e alle opinioni, è corretto continuare a
permettere questi monologhi univoci?
Non è una novità che, specie negli ultimi anni, chi espone una linea di pensiero diversa
dalla ‘loro’ venga etichettato come “fascista”, “imperialista”, “sionista”, “dittatore” e,
oggi, perfino “trumpista”.
Dov’è finita l’area liberale in Italia?
Sicuramente né nella sinistra italiana attuale, tantomeno in quella americana, dove in
molti campus prestigiosi si assiste a situazioni simili.
Oggi, la destra liberal-conservatrice è obbligata a intervenire contro la sinistra marxista-
leninista. Bisogna tornare a garantire pienamente la libertà a tutti e farlo contro tutti
quelli che, da troppi anni, l’hanno assicurata solo a una certa parte politica.
LA VISIONE DI
Alessandro Maria Parabita
“Sangue e suolo”
Chiunque si trovi a condividere l’esperienza sociopolitica del sottoscritto, ovvero quel
sottobosco umido di idee, fatto di un proletariato senza prole e classe medio-bassa
alla deriva, non può che sentirsi afflitto dalla lunga febbre logico-cognitiva del c.d.
centrodestra.
E già partendo da questo presupposto, cado nell’errore della storiografia politicamente
drogata, che vorrebbe accomunare certe mediterranee idee ad uno schieramento,
quello della destra storica, che nulla ha a che vedere con le stesse. E se si vuole capire
il perché, ancora oggi, vi sia questo complesso d’inferiorità verso l’altra barricata
istituzionale, quella della sinistra storica, forse ci si deve interrogare proprio sulla
consistenza ideologica e morale dei coinquilini con i quali ci si è stato destinato il
cammino repubblicano.
Non tutto il male viene per nuocere, perché ciò deve servire da monito a chi ancora vive
l’illusione di poter trovare un’armonia con le forze della reazione, tanto pericolose
quanto quelle del progresso.
Direbbe Gaber “non essere così coglione da credere solo ai palpiti del cuore o agli
alambicchi della ragione”.
Deve servire a chi è ancora così disorientato da pensare che chi sfrutta l’idea di Italia,
facendone una volgare marchetta elettorale, possa avere in comune anche solo
l’ultimo dei capelli con chi, invece, di Italia ne ha fatto una ragione di vita.
Mea culpa. Deve servire anche a me, sono uno di quelli sprovveduti che ancora si
infiamma quando vede gente “conservatrice” parlare di “fascismo degli antifascisti”.
Certo, uno dice “gli ateniesi difronte alle Termopili di certo non parlavano dello
spartanismo degli antispartani, sapevano che i persiani erano il nemico”.
Ma, nel secolo della barbarie, si può davvero paragonare il bieco e abietto ecosistema
politico-ideologico attuale, popolato da nani e ballerine, con tempi in cui ogni uomo
era, prima di tutto tale, indipendentemente dal suo schieramento?Il problema sta proprio nel cercare di immedesimarsi nel modo di concepire la vita e la
lotta di chi, di fronte alle sfide della storia, quando va bene, si adopera in meri esercizi
di retorica elettorale ed utilitaristica, quando va male, non è che un vero e proprio
connivente con il nemico.
Ci si può aspettare, da gente siffatta, l’immolare il sangue, idealmente e non, per
qualcosa di puro, che trascenda il marciume del proprio tornaconto e della malaria
valoriale odierna, dentro il quale essa stessa prospera e sguazza?
Ha davvero senso restarci male?
Può mai uno spartano martirizzato alle Termopili, trafitto da mille e ancor mille invasori
per difendere la Patria sua e tutte le altre patrie greche, preoccuparsi di ciò che Efialte
potesse pensare?
Si lotta e si muore per il dovere viscerale e ancestrale di difendere il sangue ed il suolo.
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