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Devianza giovanile, non giovani deviati

di Irene Salome


Prima di addentrarci nel cuore del dibattito che si è sviluppato recentemente riguardante le devianze giovanili, è utile fare una premessa che nasce da studi pedagogici, sociologici e psicologici.


La devianza giovanile è quell'insieme di atti che si allontanano dalle norme giuridiche, o più ampiamente, dalle norme socialmente accettate.

La definizione di "devianza giovanile" comprende in sé anche quelli che sono i comportamenti che tendono a nuocere non solo agli altri, ma anche a sé stessi.

Tale terminazione non nasce da un giorno all'altro, non è stata inventata ed è il frutto di una lunga analisi di quello che è il percorso soprattutto adolescenziale dei giovani.

Per fare chiarezza, quindi, bisogna capire che questi atteggiamenti devianti (e non deviati) si mostrano tramite atti di vandalismo, abuso di sostanze, criminalità, disturbi personali, atti sessuali non protetti, fino ad arrivare anche alla semplice bugia.


Le cause sono molteplici, dalle lotte interiori alla necessità di riaffermare il proprio posto nella società. L'adolescente vive uno stato di crisi che scaturisce dai più svariati problemi che il mondo esterno e la sua sensibilità pongono: è quindi utile capire che quella semplice ribellione in realtà non è poi così facile da gestire e che servono dei mezzi efficaci per contrastare il dolore che un adolescente ha con sé.

Posto ciò, le critiche recentemente mosse a Giorgia Meloni risultano più che fallaci. La devianza giovanile esiste, va combattuta perché è l'atteggiamento di riflesso che un ragazzo ha nei confronti di un malessere personale.

Di conseguenza va combattuto il malessere, quel malessere che fa nascere l'atto vandalico, che porta al disturbo alimentare, talvolta allo stupro e all'isolamento sociale.


Oggi è avvenuto uno stravolgimento del significato, la sinistra ha tentato di mostrare che con la definizione di "devianza giovanile" i ragazzi sono considerati come dei menomati mentali, dei deviati appunto. L'errore è madornale, basta semplicemente aprire qualsiasi libro di pedagogia o più banalmente internet per comprendere che tale accezione è completamente falsa.

Gli adolescenti non sono deviati, ma possono assumere atteggiamenti devianti, cioè nocivi, se continuano a vivere privi di mezzi per migliorare la propria salute mentale e il proprio modo di percepirsi nel mondo. Lo sport è proprio uno di questi: perché tramite esso si riesce a sviluppare un modo per incanalare la frustrazione o lo stress, per imparare a rispettare l'altro e a socializzare. Forse la Boldrini dovrebbe osservare quello che accade nei luoghi dove il tasso di criminalità giovanile è molto alto; tante associazioni sportive hanno salvato i ragazzi dalla strada anche aiutandoli a non cadere nelle mani della criminalità organizzata.

Oltre allo sport è opportuno che i giovani riscoprano il piacere della cultura umanistica e della lettura, poiché tramite queste vi è maggiore possibilità che si riescano ad analizzare e comprendere meglio le proprie emozioni e i propri bisogni, andando a togliere qualche nodo in quel grande gomitolo di paura e confusione che normalmente si ha in un'età così complessa.


Speriamo che non bollino di fascismo anche questo.


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