Europa
- Redazione
- 16 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Di Michele Pisano
Il sistema mondiale ha subìto negli ultimi mesi, se non settimane, una brusca accelerazione. Visto il frenetico contesto internazionale, le élite dei popoli europei dovrebbero approfittare di questa situazione e salire sul treno del cambiamento, non solo per non esserne investite, ma soprattutto per avvantaggiarsi della dinamicità del momento e sfruttare l’azione in corso. Per farlo, però, è necessario superare gli atteggiamenti da subalterni, da perenni vassalli e plasmare non tanto un’idea di sistema perfetto, ma perlomeno uno nuovo, diverso dall’attuale modello, con principi certi e prospettive chiare.
È il momento, infatti, dell’Europa politica, pensata facendo leva sull’essere una civiltà millenaria e non solo come strumento istituzionalizzato e burocratico. I principi dell’Europa nazione, di fatto, non sono mai stati applicati, e il concetto stesso è stato col tempo messo all’angolo dai nazionalismi e dagli internazionalismi extraeuropei.
La storia, checché se ne dica, si ripete. Con attori differenti, ma gli interessi, pur con diverse sfumature, sono sempre quelli. La pressione a est che punta al cuore dell’Europa esiste eccome. Pensare che questa aggressività sia un’opportunità per Roma, Londra, Berlino o Parigi – o, per amor di sintesi, per Bruxelles – da un punto di vista politico, è un’illusione. Inoltre, far credere che i piani di Mosca siano anche i nostri è un passo falso. Questo va detto a prescindere dalla singola situazione, drammatica e complessa, della crisi ucraina. Non si può pensare che, tolta la questione oggettivamente articolata degli autonomismi russofoni e russofili in seno al territorio ucraino, l’obiettivo della presa di Kiev possa essere utile alla causa europea.
È per questo che lo sganciamento degli Stati Uniti dall’Ucraina è un’enorme opportunità sia per affermare una nuova struttura europea sia per porre le basi di molteplici ragionamenti politici per troppo tempo abbandonati. È necessario andare oltre la logica del posizionamento politico fine a sé stesso e cogliere l’essenza del tempo che viviamo. Il superamento del bipolarismo USA-Russia, che altro non è che l’evoluzione dello scontro-incontro che fu tra USA e Unione Sovietica, dovrebbe essere uno degli obiettivi principali di qualsiasi teorizzatore della civiltà europea, disancorata dai governi rispettivamente statunitense e russo, ma non per questo contrapposta aprioristicamente ad essi.
Insomma, la consapevolezza che la sovranità, termine usato – financo abusato – nell’ultimo decennio, è un concetto di valore, ma che abbiamo scarsamente connesso con il futuro del Vecchio Continente. Europa sovrana ed Europa indipendente sono due terminologie fortemente ambigue se non specificatamente spiegate, ma rimangono due obiettivi importanti su cui fare un lavoro di approfondimento e sintesi finalizzato al loro raggiungimento.
Detto questo, il tema oggi sul tavolo è ampio, ma si caratterizza, perlomeno per ciò che traspare attraverso la trasmissione del sistema mediatico talvolta superficiale, per un’evidenziazione specifica di determinate questioni, tra cui il tema del rafforzamento della difesa europea. Qualsiasi potenza non può prescindere dall’essere armata, nonostante l’ovvia ma non scontata aspirazione alla pace e all’evoluzione della diplomazia e della cooperazione. Una forte emancipazione passa sicuramente attraverso la chiarezza – sempre auspicata e mai avvenuta – circa la comune difesa e su come questa dovesse articolarsi in determinati contesti storici e geopolitici. Di sicuro, un asservimento ad altre grandi forze sulla sicurezza e sulle molteplici sfaccettature connesse non è un passo in avanti verso l’emancipazione europea suddetta.
Ciò che rimane da fare, pertanto, non è la rielaborazione di chissà quale nuova struttura istituzionale, burocratica e finanziaria; semmai, sarebbe il caso di concentrarsi attivamente su quale sia la prospettiva politica e culturale di quel grande soggetto continentale chiamato Europa, destinato – qualora lo volessimo – ad affrontare il futuro con fierezza.
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