Georgescu: la Democrazia che non piace ai democratici
- Redazione
- 10 mar
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Di Alberto Santino
Quello che è accaduto negli ultimi due mesi in Romania, Paese membro dell’Unione Europea, ha dell’incredibile, ma facciamo un passo indietro.
Il 24 novembre del 2024 i cittadini rumeni sono chiamati alle urne per le elezioni presidenziali, con risultati sorprendenti. Il candidato socialdemocratico, dato in vantaggio dai sondaggi, risulta in fatti incredibilmente terzo alle spalle della candidata liberale Elena Lasconi che accede così al ballottaggio. Tuttavia, il vero colpo di scena è la vittoria del candidato indipendente CalinGeorgescu, che accede con circa il 22% al ballottaggio con Lasconi.
Il risultato lascia incredulo l’establishment rumeno che fin da subito ha messo in dubbio la regolarità della tornata elettorale, infatti il 2 dicembre 2024 la Corte Costituzionale ha effettuato un riconteggio delle schede senza però riscontrare alcuna irregolarità, convalidando momentaneamente il risultato. Il 6 dicembre la stessa Corte ha invertito clamorosamente la sua decisione annullando il risultato delle elezioni.
Le motivazioni dell’annullamento sono apparse fin da subito piuttosto oscure. La sentenza della Corte Costituzionale, supportata dalla narrazione del presidente uscente Klaus Iohannis, si è basata infatti su due elementi principali: da un lato delle presunte influenze russe sulle elezioni, perpetrate attraverso i social, e dall’altro l’appoggio da parte dell’ultra-destra rumena, a dirla tutta non ben chiarito, di cui Georgescu avrebbe goduto.
Analizzando i report dell’intelligence rumena, sui quali è basata la decisone della Corte, risultano completamente assenti prove schiaccianti, tanto che in un qualsiasi Stato di diritto gli elementi raccolti non sarebbero stati sufficienti neppure per formulare un’accusa, figuriamoci per annullare un’elezione presidenziale.
Innanzitutto la decisione è stata fondata su un’analisi delle tecniche che in passato la Russia sembra aver impiegato nella vicina Moldavia, ma senza però che venga in alcun modo spiegato il nesso con quanto avvenuto durante le elezioni in Romania. Infatti nei report risulta come Georgescu abbia intrapreso una forte campagna social avvalendosi dell’appoggio di svariati influencer,specialmente su Tik Tok. La teoria della Corte è che questo appoggio non sia però stato volontario ma orchestrato da Mosca per favorire il candidato meno ostile ai suoi interessi. A sostegno di questa teoria viene messo in luce come la maggior parte dei commenti sui post con l'hashtag "elezioni presidenziali" fosse favorevole a Georgescu.
Queste sono state le ragioni che hanno portato la Corte Costituzionale rumena a prendere la propria decisone, che definire senza fondamento sarebbe un elogio. Un candidato indipendente in questo contesto storico è normale che incentri la sua campagna sui social, visti i minori costi e soprattutto la grande e rapida possibilità di diffusione delle notizie. Ma soprattutto possiamo stupirci che un candidato con poco spazio sui “media tradizionali”, per via delle sue posizioni, che riesce ad ottenere il 22% alle elezioni goda di un ampio supporto nei commenti sotto i suoi post in campagna elettorale? Visto che lo stesso controllo svolto, prima dell’annullamento, dalla Corte aveva evidenziato come non ci fossero state irregolarità durante elezioni, allora è ovvio che il candidato Georgescu abbia goduto di un grande supporto che lo ha poi portato alla vittoria. In ogni caso, affinché l’annullamento delle elezioni possa essere considerato un provvedimento legittimo è necessario provare in modo chiaro ed inequivocabile che il risultato elettorale sia stato determinato da delle influenze esterne. Bene, leggendo la sentenza della Corte Costituzionale rumena non c’è alcuna minima prova che ciò sia avvenuto.
In ogni caso, l’annullamento delle elezioni ha portato ad una loro nuova convocazione nel mese di maggio, ma le sorprese non sono finite. Infatti il pomeriggio del 26 febbraio Georgescu è stato arrestato dalla polizia rumena, con l’accusa di aver ricevuto presunti finanziamenti illeciti. Dopo un interrogatorio è stato rilasciato. Quanto avvenuto mostra chiaramente la volontà di boicottare Georgescu agli occhi dell’opinione pubblica rumenacercando di indebolire la sua figura che invece, quasi a testimonianza del fatto che la sua vittoria di novembre nulla centrava con i suoi presunti legami con il Cremlino, è sempre più in voga tra l’elettorato.
Come se tutto ciò non bastasse, nella giornata di ieri l’ufficio elettorale centrale rumeno ha respinto la candidatura di Georgescuper le nuove elezioni di maggio, senza fornire alcuna motivazione per la propria decisione. Un golpe in piena regola.
Questa vicenda impone a tutti i cittadini europei delle doverose riflessioni. Il sistema democratico che ha caratterizzato l’Occidente almeno dall’inizio degli anni 2000, dove si verificava un’alternanza tra forze democratiche e conservatrici ma le cui agende politiche erano sostanzialmente uguali se non per talune eccezioni, è entrato in crisi. La prova di tutto ciò è che almeno a partire dalla prima elezione di Trump nel 2015 quando nei Paesi occidentali si è andati alle urne, il risultato è sempre stato la vittoria delle forze politiche anti-establishement. Questo nuovo paradigma non viene però accetto da chi in passato ha dettato i tempi della politica e non vuole abdicare al proprio ruolo. Tale tendenza si concretizza nel fatto che quando questi risultati elettorali si verificano in Paesi solidi e strutturati, allora i vincitori sono additati come pericolosi reazionari oppure come degli improvvisati ritrovatisi al potere solo grazie a promesse impossibili. Quando invece tutto ciò si verifica in Paesi dove la democrazia è più giovane e debole, come nel caso della Romania, allora i poteri diversi da quello politico, non efficientementeseparati da secoli di Stato di diritto, si attivano per ribaltare i risultati.
L’unica possibile considerazione di fronte a quanto accaduto è evidenziare come i presunti democratici quando il popolo vota secondo coscienza ma non assecondando la loro volontà, allora si dimenticano che la democrazia che loro millantano di proteggere si fonda non sui loro convincimenti ma solo ed unicamente sul volere del popolo.
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