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Il Ritorno del Sacro: Perché la Chiesa deve resistere alla dittatura del consenso

Di Alessandro Carchio


"Fratelli cardinali, noi dobbiamo tornare a essere proibiti, inaccessibili e misteriosi."  

Questa frase, pronunciata dal giovane e iconoclasta Pio XIII nella serie di Paolo Sorrentino, dovrebbe risuonare come un monito per la Chiesa contemporanea. Eppure, sembra che il cattolicesimo, da decenni ormai, abbia scelto la via opposta: quella dell’apertura incondizionata, del dialogo senza spina dorsale, della sottomissione al consenso popolare.  

Ma a chi giova una Chiesa che si fa accomodante? Chi può trovare conforto in una fede che si piega al vento delle mode culturali? Il cristianesimo non è mai stato una religione di compromesso. Cristo non è venuto a negoziare, ma a indicare la Verità. Una Verità con la maiuscola, assoluta, immutabile.  

Oggi la Chiesa sembra aver dimenticato la propria missione. Invece di formare uomini forti, capaci di guidare i tempi, si è lasciata trascinare dagli eventi, scendendo a patti con ideologie effimere e mode passeggere. Il buonismo, la cosiddetta inclusivitàa tutti i costi e la deriva "woke" stanno distruggendo l’autorità e la credibilità del cattolicesimo. Il risultato? Un popolo smarrito, incapace di riconoscere un faro sicuro in mezzo alla tempesta del relativismo.  

Il paradosso è evidente: mentre il cristianesimo si frammenta per adattarsi alle esigenze del mondo moderno, altre religioni si rafforzano proprio grazie alla loro rigidità. L’Islam e l’ebraismo ortodosso non si sono piegati alla dittatura del consenso. Non hanno ceduto alla tentazione di rendere la fede "accessibile" e "inclusiva" a tutti i costi. Al contrario, la loro fermezza ha creato comunità coese, solide, impermeabili agli attacchi della modernità liquida.  

E allora, perché la Chiesa deve continuare a rincorrere il mondo? La fede non è un'azienda in cerca di clienti. Non deve compiacere, deve educare. Non deve adattarsi ai tempi, deve plasmarli. I fedeli non cercano una Chiesa che gli dica ciò che vogliono sentirsi dire, ma una Chiesa che ricordi loro chi sono, da dove vengono e dove devono andare.  

Non sarà il relativismo a salvare il cristianesimo, ma il ritorno alla Tradizione. Con la T maiuscola. Solo una Chiesa capace di restare fedele ai dogmi, alle Scritture e alla propria storia potrà riaccendere quella fiamma che sembra essersi spenta sotto il peso delle concessioni. Perché la fede è forza. E la forza non nasce dal compromesso.


 
 
 

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