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L’uomo pericoloso è solo un uomo rieducato

Di Pasqualino Santoro


C’era una volta l’uomo: forte, sicuro, punto fermo per la famiglia e la società.

Oggi è un’ombra di quello che era: indebolito, spaventato, rieducato fino a non sapere più chi è. La

modernità lo ha svuotato, lasciandolo senza slancio, pieno di risentimento, incapace di rialzarsi. E

questo maschio fragile non è solo un problema per sé stesso: diventa un rischio per gli altri.

Basta guardare cosa è successo in questi giorni. Due ragazze, giovani, indipendenti, piene di vita, sono

state uccise, vittime di una violenza che non si ferma.

L’uomo di oggi è il risultato di un esperimento fallito. La cultura dominante lo ha spogliato della sua

identità, costringendolo a sentirsi sempre in colpa. Si è voluto rieducare l’uomo, metterlo sullo stesso

piano della donna, come se le differenze che ci distinguono potessero essere cancellate con un colpo

di spugna. Ma uomo e donna non sono uguali: sono complementari, con nature diverse che, se

rispettate, portano equilibrio. Invece, questa ossessione di livellare tutto ha creato un maschio

confuso, a cui non si insegna più a essere forte nel modo giusto, ma a reprimersi e vergognarsi di ciò

che è, colpevole di qualcosa che non ha fatto, ma costretto a subire la morale di qualcun altro.

E quando reprimi la tua natura senza capirla, non la controlli: la lasci esplodere.

Oggi, ancora, due vite spezzate: due ragazze che volevano solo essere libere, stroncate da chi non ha

saputo accettare quella libertà. Non è un caso. Un uomo che non sa più chi è, che viene spinto a

rinnegare sé stesso invece di imparare a gestire la sua forza, finisce per crollare. E nel crollo, troppo

spesso, travolge chi gli sta vicino.

Non fraintendiamo: la violenza è un crimine e chi la commette deve pagare. Ma non possiamo

fermarci a condannare senza guardare il quadro completo. La colpa non è solo di chi perde il

controllo, ma anche di chi ha voluto questo uomo “nuovo”.

Si è pensato che rieducarlo, renderlo uguale alla donna in tutto, fosse la soluzione. E invece no:

ignorare le differenze ha peggiorato le cose. Viviamo in un’epoca di confusione sessuale, dove ogni

certezza viene abbattuta: uomo e donna, forza e fragilità, tutto si mescola in un caos che disorienta. E

chi ci rimette? Quelle due ragazze di oggi e tutte le altre prima di loro.

Poi ci sono quelli che parlano di “mascolinità tossica”, come se bastasse puntare il dito per sistemare

tutto. Ma non funziona così. Dire che la mascolinità è un problema non risolve nulla: crea solo maschi

insicuri, ossessionati dal non sbagliare, ma incapaci di affrontare la realtà. La verità è che un uomo

non diventa migliore negando ciò che è, ma imparando a viverlo con responsabilità. Altrimenti,

quando la vita lo mette alla prova – un “no”, una separazione, una donna che sceglie sé stessa – non

regge, e il risultato lo vediamo nei titoli di oggi.

Serve un cambiamento vero. Non si tratta di tornare indietro, ma di smettere di trattare le differenze tra

uomo e donna come un errore da correggere. La forza maschile non è un pericolo di per sé: lo diventa

se non la si sa usare, se viene repressa invece di darle uno scopo.

Basta con questa confusione che ci disorienta. Basta con una rieducazione che, invece di prevenire,

alimenta il caos. Dobbiamo crescere uomini senza paura di essere tali, che sappiano essere solidi

senza diventare violenti, forti senza essere fragili. Altrimenti, continueremo a piangere vittime come

quelle di oggi: donne uccise da mani fuori controllo e uomini distrutti da un sistema che li ha lasciati

soli, sempre più insicuri, sempre più rieducati.

 
 
 

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