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La carneficina degli alawiti: una vergogna che il mondo ignora

Di Alessandro Alario


La Siria, lontana dal trovare pace dopo la caduta di Bashar al-Assad, è oggi teatro di nuove violenze e massacri. L’auto-eletto presidente Abu Mohammad al-Jolani, leader del fu gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), si presenta al mondo come un riformatore e un interlocutore accettabile per l’Occidente. Ma dietro questa facciata diplomatica si nasconde una realtà brutale: negli ultimi giorni, le forze di sicurezza del governo di al-Jolani hanno ucciso oltre 200 civili in 48 ore, secondo i dati diffusi dall'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR).

I combattimenti sono iniziati il 6 marzo 2025, quando miliziani fedeli all’ex presidente Assad hanno teso un’imboscata alle forze governative. Da quel momento, la risposta del Ministero della Difesa siriano – ora controllato da HTS – è stata feroce e indiscriminata. A Latakia, nel villaggio di Al-Shair, almeno 31 civili sono stati giustiziati, mentre altri 38 hanno perso la vita nel villaggio di Al-Mukhtariya e 7 in Al-Hafa. La repressione ha colpito anche Hama e Baniyas City, dove 60 persone, tra cui donne e bambini, sono state uccise dai miliziani di al-Jolani. Tra le innumerevoli atrocità perpetrate dai jihadisti, l’uccisione del Grande Sheykh Shaaban rappresenta uno dei crimini più efferati. A 90 anni, un uomo che aveva dedicato la sua vita alla costruzione di scuole, ospedali e moschee per tutti i siriani, è stato brutalmente assassinato dalle gang di Al Jolani. Un chiaro segnale dell'intento genocida di questi gruppi nei confronti della comunità alawita.

 

Il ruolo ambiguo delle potenze vicine

Il gioco geopolitico attorno alla Siria si complica. Stati Uniti e Russia si spartiscono le sfere d’influenza, mentre il via libera alla Turchia di Erdogan permette ai suoi miliziani di espandere il proprio controllo, con convogli militari che si sono precipitati in aiuto dei terroristi entrando in Siria attraverso il valico di Bab al-Hawa. Israele osserva con attenzione: da una parte avanza in territorio siriano e dall’altra tratta con i nuovi padroni del paese levantino con il fine di dare un definitivo colpo di scure l’“Asse della Resistenza” – che comprende Iran, Hezbollah e i ribelli Houthi – si trova sotto pressione. Il regime russo non si tira indietro. Ha inviato ad Al Jolani una nuova partita di valuta stampata in Russia, ha rifornito i suoi terroristi di gasolio e ha garantito il via libera alle operazioni jihadiste in Siria.

Il consensus dell’”Intesa  Mosca-Tel Aviv-Ankara-Washington”, riscontrabile nella Siria post-baathista si sta rafforzando, con l'obiettivo di eliminare qualsiasi opposizione al nuovo assetto.

Mentre il massacro si intensifica, il destino della Siria sembra deciso nelle stanze del potere globale, mentre sul terreno il popolo siriano continua a versare sangue. La comunità internazionale sigla nuovi accordi ma ignora le sofferenze delle minoranze e delle popolazioni locali, strette nella morsa tra i gruppi armati e le influenze straniere.

 

La resistenza alawita si organizza

Nonostante il tentativo di sterminio, la comunità alawita non resta a guardare. Il porto, la spiaggia e l’aeroporto di Astamou, situati a Latakia, sono caduti nelle mani dei combattenti alawiti, costringendo i terroristi di Tahrir al-Sham alla ritirata. Inoltre, le forze di Al Jolani sono ricorse alla distribuzione di armi tra i civili wahabiti, segno della crescente paura di perdere il controllo.

Di fronte a questo scenario, il Consiglio Militare per la Liberazione della Siria è stato ufficialmente istituito. Comandato dal generale di brigata Ghiyath Della, questo organismo dichiara guerra a tutti gli occupanti e ai gruppi terroristici, con l'obiettivo di rovesciare il regime jihadista imposto dall’esterno.

Questa carneficina non può essere ignorata. La comunità internazionale, complice con il suo silenzio, ha il dovere morale di intervenire per fermare il genocidio degli alawiti. Nessuna retorica sulla democrazia e i diritti umani può giustificare l’alleanza con gruppi che hanno dimostrato di essere nient’altro che macellai settari.

 
 
 

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