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LA SINISTRA HA PAURA DEL RIARMO EUROPEO. E LA DESTRA CHE FA?

Di Alessio Melita


La sinistra ha paura del riarmo europeo. E ne ha anche tanta. Il recente voto al Parlamento Europeo ha visto AVS, Verdi, 5 Stelle e buona parte del PD schierarsi contro il piano di riarmo Europeo. Gli scenari che si aprono a causa delle scelte dell'amministrazione Trump e dell'invasione russa dell'Ucraina sono estremamente interessanti per i paesi del vecchio continente.LA SINISTRA CONTRO IL RIARMO Nonostante la posizione pacifista di individui come Zan, Boldrini e Salis contro il piano ReArm, nella galassia sovranista è comunque forte la percezione che l'Unione Europea sia qualcosa di "sinistra", nella fattispecie "globalista" o progressista. Questo rappresenta un esempio di come funzioni il meccanismo di dissonanza cognitiva che viene creato dai social network. Ogni parte prende quello che vuole di un messaggio e lo utilizza per creare la narrativa a sé più congeniale per i propri follower o sostenitori. Altro aspetto su cui spesso si gioca è la polarizzazione delle opinioni sui social e la semplificazione dei concetti, spesso utilizzata ad arte per aizzare le differenti fazioni. La galassia sovranista vuole dipingere il piano di ReArm come qualcosa di sinistra per cercare di sminuirlo -vedasi i meme sui carri armati arcobaleno- eppure nel farlo si allinea (forse anche in buonafede) alle stesse posizioni della sinistra arcobaleno di Zan e Salis che hanno votato contro al riarmo. Non ci sono infatti dubbi sulle posizioni che tiene la stragrande maggioranza dell'antifascismo militante italiano sulla questione del riarmo europeo: ANPI, Rifondazione Comunista, CGIL e Potere al Popolo si sono schierati contro sui social e nelle piazze.

Sulla propria pagina Facebook l'ANPI scrive “Il piano Rearm Europe proposto da Ursula von der Layen è un tradimento degli ideali a fondamento dell’Europa unita, perché il riarmo degli Stati ci spinge sull’orlo della terza guerra mondiale, fomenta e rafforza i nazionalismi, causa principale di entrambi i conflitti mondiali e della stessa nascita del fascismo e del nazismo.” e la nota prosegue “cioè con un’Europa politica e sociale, di pace e di lavoro. Ci vuole più Europa, un’altra Europa.” Potere al Popolo, il principale cartello di sigle antagoniste attivo in Italia, dice chiaramente “No al riarmo europeo”. Si esprime in modo molto chiaro sulla questione anche il segretario della CGIL Landini che definisce il riarmo europeo una “follia”. La posizione della sinistra militante è quindi decisamente chiara.

AVS, Verdi, i 5 Stelle e la maggioranza del PD hanno votato contro il piano di riarmo della Von Der Leyen. Non è la prima volta che il PD va intenzionalmente spaccato a una votazione del genere visto che già alla votazione per gli aiuti militari a Kiev si era verificata una situazione simile. Chiaramente questa è la più classica delle supercazzole targate Schlein, la segretaria è pur sempre stata eletta grazie ai voti di extraparlamentari e radicali di sinistra per cui non si possono scontentare le posizioni pacifiste.

La segretaria del PD dice che il piano di riarmo a livello nazionale è sbagliato e vuole subito una difesa comune che non tolga soldi alla spesa pubblica italiana. In altre parole, delegare la difesa a Francia e Germania mentre gli italiani fanno la bella vita grazie alla propria spesa pubblica intoccabile. Chi ha un minimo di visione strategica sa benissimo che questo è un piano fallimentare, a partire dal semplice fatto che gli altri paesi europei non hanno intenzione di prendersi carico nella difesa degli italiani. Inoltre, è impossibile anche solo pensare di poter realizzare una difesa comune Europea se prima i singoli stati non sono armati e i loro tessuti militari industriali attivati. In ultima analisi ci sarebbe un bel discorsetto da fare sulla nostra posizione in ambito europeo e mediterraneo che non può prescindere dall’esistenza di forze armate nazionali efficienti e capaci di operare nell’ambito mediterraneo. Ma chiaramente queste non sono preoccupazioni che toccano il finto europeismo della sinistra. Sotto questo punto di vista, solamente Laura Boldrini è riuscita a spararne una più grande, criticando il piano di riarmo europeo ma al tempo stesso dicendo che bisogna cercare modelli alternativi alla NATO. Peccato che poi l'ex presidente della Camera non dica quale dovrebbe essere di preciso l'alternativa. Sotto questo punto di vista l'ex premier Giuseppe Conte con il Movimento 5 Stelle rappresenta la massima espressione del concetto di decrescita felice: rifiuto a investire nelle infrastrutture e nelle forze armate per indirizzare tutto sui sussidi e il settore terziario.

Certi sovranisti fanno l'errore di dare eccessivo peso a figure marginali delle correnti riformiste del centro sinistra come Bonaccini e Calenda che coltivano sul solco della tradizione del Manifesto di Ventotene una coscienza europeista, seppur declinata molto all'acqua di rose. I sovranisti si stracciano le vesti per le manifestazioni di Bonelli e +Europa, elementi politici che a livello elettorale e militante sono una parte molto secondaria rispetto ad ANPI, CIGIL e dei maggioripartiti di sinistra contrari al riarmo.


LA SINISTRA E IL RIFIUTO DELLA STRATEGIA


La verità è che la sinistra non ha una cultura strategica militare o geopolitica. La sinistra nella propria ideologia pacifista e antimilitarista non può impostare un discorso di tipo strategico, sia esso un discorso a livello nazionale o a livello europeo. La sinistra si è resa conto che l'introduzione di dinamiche da economia di guerra non faranno altro che riportare in auge tutti quei valori che per 80 anni l'assetto costituzionale italiano aveva cercato di reprimere.

La situazione di impasse in cui la sinistra si sta trovando adesso in merito al piano di riarmo Europeo è figlio di un semplice fatto: la sinistra non ha una cultura europeista. Fin dalle origini della comunità Europea, il PCI fu infatti l’unico partito italiano che ha votato contro la costituzione della CEE. La sinistra ha sempre visto l'Unione Europea come un baluardo contro il sovranismo o il nazionalismo, una nuova sponda da cui mandare avanti battaglie antinazionali. Ma per quanto cerchino di illudersi i sinistri, alla fine ogni potenza sia essa nazionale o europea non può sfuggire alle proprie necessità storiche: la difesa dei propri confini, la tutela dei propri interessi strategici è la costruzione di un apparato di difesa. L'idea di un'Europa disarmata e neutrale mantenuta sotto il controllo dell'amorevole ombrello russo-americano è sempre stata la massima ambizione della sinistra. L'idea di un'Europa che vive di welfare e stato sociale, dove le persone campano fino a 90 anni con poco, ed ognuno se ne sta arroccato nel proprio piccolo campanile. Come tutta la costruzione ideologica della sinistra, basata essenzialmente su una volontà karmica di lotta bene vs. male, questa è destinata a sgretolarsi non appena incontra la realtà. E la realtà sono i carri armati russi che hanno invaso un paese europeo non più tardi di qualche anno fa. E allora non ci sono campanilismi che tengano quando si scopre che fuori dall'Europa la storia è ancora in corso: i campanili vengono abbattuti assieme a tutte le chiese. Il sogno dello stato sociale a trazione socialdemocratica che pensa solo al benessere e alla pace mentre il resto del mondo combatte è destinato a fallire

Ma questi non sono aspetti che interessano alla sinistra rimasta orfana dell'Unione sovietica e ora disorientata di fronte al nuovo assetto dell'Unione Europea. L'Internazionale non agisce secondo un'ottica costruttiva, quanto piuttosto secondo un'ottica distruttiva. La priorità della sinistra è impedire che quei valori di potenza e affermazione alla base dei nazionalismi ritorni in Italia e in Europa.


DESTRA RIVOLUZIONARIA O SOVRANISMO REAZIONARIO?


La sinistra quindi è tendenzialmente molto spaventata dal fatto che il riarmo europeo possa riportare in auge nei paesi del Vecchio Continente quei valori che possono portare a una mobilitazione della popolazione e dei settori strategici come non accadeva da tempo. In tutto questo cosa fa la destra?


Chi scrive questo articolo è un militante di destra con una profonda coscienza nazionale ma che pensa che se l'Italia vuole essere Potenza nel Mediterraneo non può tirarsi indietro di fronte alla propria natura di paese europeo. Non lo può fare soprattutto ora che finalmente in Europa si torna a parlare il linguaggio della strategia militare e della difesa dopo anni di eurofollie green e arcobaleni. L'attuale assetto istituzionale italiano (ed europeo) è ideato appositamente per impedire lo sprigionamento di quelle energie vitali che caratterizzano una nazione che vive la storia, un sistema costruito a Yalta nel nome di quel "concerto delle nazioni" con cui Mosca e Washington hanno relegato l'Europa ai margini (vedasi lo smantellamento degli imperi coloniali europei). Sotto questo punto di vista il piano di riarmo nazionale proposto dall'Unione Europea per gli Stati membri rappresenta un assist troppo grande per lasciarselo scappare, con la normalizzazione di concetti come strategie e difesa in un Europa che negli ultimi 80'anni è stata sempre più demiliterizzata: l'Europa si sveglia e sdogana il concetto stesso di corsa al riarmo o di difesa. Sebbene con un certo ritardo e pur con tutte le perplessità che la gestione Von Der Leyen può aver creato negli anni, questo sdoganamento dei temi militari e di difesa può essere solamente qualcosa di cui noi possiamo rallegrarci. Purtroppo la destra italiana su molti argomenti presenta un certo ritardo argomentativo e analitico nel capire i cambiamenti dell'epoca e spesso si ritrova a dover inseguire la sinistra. Anni di populismo da bar hanno portato a vedere termini come "potere" e "forza" sotto una luce negativa, laddove invece la destra dovrebbe coltivare questi termini come dei valori fondanti di una politica di potenza di un singolo e di una comunità. La destra si è via via iniziata a vedere come un gruppo in lotta contro dei "poteri forti", scimmiottando a tutti gli effetti la retorica dei marxisti ma perdendone invece la capacità di analisi che costituiva parte integrante del pensiero gramsciano. Il populismo è quindi via via diventato una versione stupida del marxismo. Non è un caso che molti esponenti del populismo o del sovranismo siano persone che non hanno una cultura di destra e spesso anzi provengono da campi come quello socialista, democristiano o comunque facente parte del vecchio arco costituzionale. Il che sarebbe anche perfettamente normale in un paese in cui fino agli anni '90 il 90% della popolazione votata per partiti antifascisti e il '68 era ancora un fatto recente. Adesso però è arrivato il momento di fare un salto in avanti. O meglio, un ritorno alle origini. Perché il grido “Europa Nazione” è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della destra fin dai tempi della guerra fredda.Nella galassia sovranista invece che la dialettica basata su "potenza" e "forza" viene preferita la dialettica della "pace" e della "democrazia", i termini alla base dell'Europa socialdemocratica del benessere disarmata e fuori dalla storia. Alla dialettica della storia come campo di battaglia tra differenti gruppi, si preferisce parlare di fantomatici "globalisti" che vogliono dominare il mondo.

I sovranisti, in quanto anch'essi prodotto antifascista dell'ordine valoriale attuale, accettano il confronto basandosi sugli stessi valori della sinistra:

chi è più pacifista, chi rifiuta maggiormente la guerra, chi è più democratico e chi è più in lotta contro i ricchi o i potenti. Non capiscono che parlano lo stesso linguaggio del nemico e sono quindi condannati alla sconfitta.


LIBERARSI DAL SIMBIONTE POPULISTA

In Spider Man 3, il Peter Parker di Tobey Maguire veniva infettato da un essere alieno che alterava la sua personalità e dipingeva di nero il suo costume. Sebbene chi scrive l'articolo non sia un appassionato sfegatato dei fumetti Marvel, penso che la metafora descriva molto bene la situazione attuale della destra in Italia. Anni di opposizione al campo largo giallo-rosso ha fatto sì che tutti gli elementi del populismo da bar si rovesciassero verso la destra e vi trasmettessero le proprie visioni del mondo. Che fosse per osmosi o per commistione, ne è nata una distorsione nella percezione della realtà politica.

Il fatto che la sinistra si sia appoggiata per anni alla retorica europeista per mantenere al potere maggioranze risicatissime che cadevano a ripetizione ha fatto sì che si creasse una commistione tra i populisti generici (spesso ex elettori dei 5 stelle) e i movimenti di destra. Destra e populismo sono due cose profondamente diverse, hanno un assetto valoriale che è agli antipodi. Se il populismo è un prodotto dell'attuale sistema valoriale che si pone di restaurare “pace” ,“democrazia” e “giustizia”, la destra invece deve parlare il linguaggio della “potenza” e della “forza”. ESSERE AVANGUARDIA Non bisogna dare troppo peso al fatto che ci sono anche dei riformisti di centro-sinistra a favore del riarmo europeo, anche nella prima guerra mondiale il fronte interventista per l'Italia in guerra era molto eterogeneo. Ci potevano essere i socialisti rivoluzionari che volevano fare la rivoluzione socialista sfruttando la mobilitazione delle masse e l'industrializzazione del paese. Ci potevano essere i democratici, convinti della necessità di abbattere gli imperi centrali in quanto stati totalitari. Ma alla fine l'avanguardia del processo furono gli arditi del Piave, gli irredentisti e i nazionalisti. Nazario Sauro, Cesare Battisti, Guglielmo Oberdan e tutti i patrioti caduti nella Grande Guerra o durante il Risorgimento non andarono a combattere per l'Italia liberale di Giolitti. Essi caddero per poterci dare un Italia unita, libera e sovrana. E proprio come allora, ancora oggi ci sono i pacifisti e i neutralisti.

La destra deve riuscire a capitalizzare sul momento favorevole che vede una parziale riabilitazione nell'opinione pubblica dei valori militari e virili per procedere alla normalizzazione di tutti quei sentimenti di patriottismo e militarismo che nell'Europa degli "80'anni di pace" e isola felice del mondo sono stati pressoché messi al bando (anche in ottica funzionale alla presenza della NATO e del concerto russo-americano). Eppure è un percorso difficile perché anche a destra tutto ciò che riguarda la strategia viene visto con profonda diffidenza, siamo pur sempre un paese in cui fino agli anni novanta la stragrande maggioranza dell'elettorato votava per i partiti dell'arco costituzionale antifascista e attualmente secondo diversi sondaggi on-line (da prendere con le pinze) solo il 14% degli italiani si dice pronto a combattere per il proprio paese - e sotto questo punto di vista siamo al paese con il dato peggiore in Europa.


Il risultato è la posizione di certi leader del centrodestra che nelle proprie uscite scimmiottano spesso il pacifismo arcobaleno dei leader di sinistra. La destra deve essere rivoluzionaria se vuole imporsi come forza capace di cambiare la società, un cambiamento dei paradigmi politici della nostra epoca può avere conseguenze a cascata su tutto l'attuale sistema valoriale. La destra deve essere avanguardia in questo delicatissimo momento storico. 

 
 
 

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