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MaGNete incontra | intervista a Suor Anna Monia Alfieri

di Andrea Gaetani


Per chi non la conoscesse, Suor Anna Monia Alfieri è una religiosa, in prima linea su

battaglie in favore del diritto all’istruzione, ha ruoli di responsabilità nell’educazione cattolica italiana e nel 2020 le viene assegnato l’Ambrogino d’Oro, massima onorificenza conferita dal comune di Milano (sua città di adozione) ai cittadini che si sono distinti per la loro attività in favore della collettività. Una suora certamente atipica: volto noto per essere uno degli ospiti più ricorrenti della trasmissione “Quarta Repubblica” di Nicola Porro, in onda in prima serata.

Ho avuto il piacere di conoscerla nella splendida cornice di Porta San Biagio, nel cuore del centro storico di Lecce, e di porgerle alcune domande.



Inizierei con una domanda personale. Cosa porta una giovane donna a prendere i voti e diventare suora?

Nel mio caso, la scelta della vita religiosa è maturata nel desiderio di poter tenere insieme l’impegno morale e l’impegno civile. Ero una giovane studentessa universitaria e, avendo come esempi Falcone e Borsellino, ero animata, e lo sono tutt’oggi, da un forte spirito di giustizia e di equità. E la volontà di coniugare quest’impegno civile con quello morale ha rappresentato il fondamento della mia scelta di vita religiosa. Tutto questo negli anni è sfociato nell’impegno con i giovani, nel considerare la politica come la più alta forma di carità, considerare la libertà d’espressione come un dovere, ancor prima che un diritto…


Crede che la Chiesa oggi sia in grado di dialogare con i giovani?

Faccio fatica a ragionare per categorie, che sono di per sé divisive. Se pensiamo a Gesù Cristo, era descritto come un beone, un mangione, che si fa lavare i piedi da una donna di dubbia moralità, che andava a cena con l’impostore. In fondo Gesù è stato in grado di andare oltre le categorie. Credo che oggi la Chiesa, affinché possa dialogare con tutti non debba cadere nella banalizzazione e nell’inconsistenza. Perché questo non è segno di apertura e capacità di dialogo, ma un’incapacità dichiarata di riconoscere la propria identità e soprattutto l’identità dell’altro. Ritengo dunque importante che la Chiesa mantenga un’identità chiara e definita: per dialogare, non occorre abbassare il tono del linguaggio o essere neutri, ma recuperare il coraggio di non cedere a compromessi di identità, altrimenti, nel tentativo di veicolare messaggi di apertura, finiremmo per disorientare i giovani.  I nostri ragazzi non hanno bisogno di risposte preconfezionate, che non esistono, bensì di strumenti affinché si possano orientare nella fede, nella politica, nella società.


Si è da sempre impegnata nella promozione e nella tutela del diritto allo studio. Crede che questo diritto sia stato garantito, nonostante le restrizioni? Qual è il suo punto di vista sulla scuola oggi?

La situazione è molto complicata. Guardare la realtà con un sano realismo mi porta ad affermare che il Covid si può debellare, ma i danni psicologici prodotti sui nostri ragazzi non li debelleremo così facilmente e soprattutto nel breve periodo. Occorre concentrare tutte le forze e le energie per tenere le scuole aperte e garantire agli studenti un ambiente sereno nel quale crescere. Questo realismo mi porta al coraggio di fare proposte. Penso alle nuove linee del Governo che vanno in questa direzione: dalla somministrazione delle mascherine, alle quarantene, alla gestione dei tamponi, e così via. Infine bisogna fare appello al senso di responsabilità: il nostro mantra deve essere “scuole aperte” perché questa rappresenta l’unica via per traghettare l’Italia fuori da una crisi senza precedenti. Realismo, coraggio e responsabilità, per garantire ai ragazzi il diritto non solo ad apprendere, ma ad avere una vita serena. È come se il Covid avesse stracciato il nostro sistema scolastico. In questo scenario vincono le Regioni, le scuole e i singoli cittadini che, nella loro autonomia, contribuiscono a proporre soluzioni affinché le scuole siano aperte. Ognuno è chiamato a scegliere dove posizionarsi: dalla parte del problema o della soluzione.


Abbiamo frequentemente avuto il piacere di seguirla nel corso di programmi televisivi, nei quali si è apertamente schierata su diversi temi politici. Questo suo attivismo e, in generale l’attenzione mediatica che ha attirato su di sé, hanno mai rappresentato un problema nella sua vita religiosa?

Ma sì, come per tutti questo accade e non solo nella vita religiosa. Succede alle persone che non vanno bene per tutte le stagioni. Ma come ho detto in apertura, conciliare l’impegno morale e l’impegno civile, è la scelta di fondo nella mia esistenza. Questo però mi ha anche permesso negli anni di maturare una stima reciproca con tutte le aree politiche. Credo nella politica come la più alta forma di carità e per questo tento, nel mio piccolo e fedele alle mie scelte, di favorirla mettendoci la faccia. Noi invece, siamo spesso portati a credere che i cambiamenti avvengano per caso, perché li farà qualcuno al posto nostro. Se una persona arretra e non si mette in gioco per paura o perché prendere una posizione comporta delle rinunce, allora non lamentiamoci se avanza il nulla.


Vuole lanciare un messaggio a Magnete e ai nostri giovani lettori?

I nostri ragazzi sono stati destrutturati, gli sono stati smontati i punti di riferimento. Gli è stato detto che la politica è tutta corrotta, sono state messe in discussione le Istituzioni, e anche la magistratura, cavalcando l’onda del populismo imperante degli ultimi anni. Occorre misurarsi con la necessità di recuperare competenza, credibilità e coraggio. Dobbiamo restituire ai giovani, come te, la gioia del “Sapere aude”: il coraggio di conoscere, approfondire, di scavare nelle notizie, avere delle idee. Non state dietro al vip, al giornalista di turno, al leader politico che cavalca i vostri malumori. Siate propositivi: il futuro avrà come protagonisti coloro che davanti a un problema si saranno collocati dalla parte delle soluzioni. Chi non sarà propositivo diverrà parte del problema.



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